Il Collegio dei Garanti per i Referendum ha stabilito a votazione maggioritaria la non ammissibilità del referendum depositato nella Segreteria comunale il 10 giugno 2011 proponente il quesito di recupero dell’area industriale dimessa “ex Pirelli”. Le motivazioni preminenti all’inammissibilità sono state: – gli effetti politicamente cogenti dei referendum consultivi di Cusano Milanino; – la portata implicitamente abrogativa dell’attuale disciplina urbanistica di PRG, comportante possibile lesione di diritti di terzi; – la formulazione del quesito, che poteva far sorgere dubbi interpretativi, perché orientato a conoscere l’orientamento della popolazione non su rilevanti questioni d’interesse locale a carattere generale, ma per incidere sul destino edificatorio di un comparto urbanistico.

Il Comitato per il Referendum ha emanato un comunicato in cui esprime amarezza per l’esito del giudizio espresso dal collegio dei garanti che lo ha dichiarato inammissibile ed accusa l’amministrazione da me rappresentata di avere manifestamente espresso la volontà di affossare il Referendum. Se lo si concede, l’amarezza è tutta mia perché in qualità di Capo dell’Amministrazione mi sono imbattuto in una iniziativa referendaria portata avanti da un direttivo che include diversi esponenti dell’opposizione cittadina, e in assenza di qualsiasi tipo di interpello sull’argomento nelle sedi appropriate: Consiglio Comunale o fasi propedeutiche alla redazione del documento Piano di Governo del Territorio. L’opposizione infatti avrebbe potuto richiedere una trattazione dell’argomento in seno alla apposita commissione consiliare, oppure proporre un atto di indirizzo al Consiglio Comunale, oppure formulare proposte in sede di predisposizione del P.G.T., posto che per oltre un anno e mezzo i cittadini hanno avuto la possibilità di fare pervenire all’amministrazione comunale proprie proposte.

Ma nulla di tutto ciò è avvenuto. Perché, dunque scegliere la strada di un referendum comunale? Non ho nulla in contrario in merito all’utilizzo di un istituto di partecipazione quale il referendum comunale, ma penso che prima di affrontare una competizione elettorale quale il referendum, che ha comunque costi importanti che la comunità dovrebbe sostenere (certamente oltre 50.000 euro), sia dovere della politica, che ha già un costo, confrontarsi nelle sedi istituzionali per cui si percepiscono indennità e gettoni di presenza, prima di promuovere referendum. E’ anche dovere della politica assicurare che un quesito referendario non contrasti con diritti di terzi o con leggi o atti amministrativi già adottati per evitare che il Comune sia chiamato a pagare risarcimenti di danni in eventuali contenziosi.

Mi amareggia che queste cose non solo non vengano dette ai cittadini ma si continui ad ignorare che in merito all’area Ex Pirelli mi sono pronunciato in sede di commissione garantendo per il futuro soluzioni rispettose sia della legge che della volontà anche mia di impedire la cementificazione dell’intera area come previsto anche nell’attuale Piano Regolatore Generale. Io penso che lo sviluppo del territorio comunale debba essere profondamente rispettoso del bisogno di armonizzare la crescita e la modernità con la natura e l’ambiente. Di ciò mi sono fatto garante personalmente con il Comitato Promotore del referendum in sede di verifica di ammissibilità del quesito referendario da parte del Collegio dei Garanti. Quest’ultimo ha operato le verifiche giuridiche in modo, a mio avviso, scrupoloso.

Prendo atto del giudizio di inammissibilità espresso a maggioranza ed auspico che la questione sia valutata dai legali del Comitato Promotore in modo da evitare ulteriori strascichi che comporterebbero costi per spese legali che in un momento di difficoltà e di crisi economica sono pesanti da sostenere anche per il Comune.

Il Sindaco Sergio Ghisellini

14 luglio 2011

A cura dell’Ufficio Stampa