Bibliografia:

 RESISTENZA E FASCISMO A CUSANO MILANINO

 di Ezio Cuppone – edizione a cura dell’ANPI di Cusano Milanino

Articolo del giornale “Il combattente” degli anni ’50

Il Combattente
Trascrizione dell’articolo:

DONNE NELLA LOTTA

OPERAIE, CONTADINE, GIOVANI HANNO SCRITTO LA LORO EPOPEA

Tre colpi. Abbandono la macchina, non curandomi di radunare i fogli sparsi sul tavolo. Una compagna. “Come va?” “Non c’è male, tu?…”. “Bene, niente di nuovo?” parliamo a fior di labbra, mentre richiude la porta. “Sono stanca” dice la Lina “è tutto il giorno che giro. Ha fatto undici recapiti”. Guarda fuori dalla finestra. Nevica. Gli occhi nella faccia giovane sono cerchiati. “Sono stanca” ripete e si siede sul letto.

Il lavoro procede regolarmente, nessun compagno è caduto, sono ancora salva, sei ancora salva al tuo posto di lavoro.

Un giorno la Lina è stata sorpresa a casa sua. Mentre gli sgherri pequisiscono cassetti ed armadi, riesce a fuggire calandosi nella strada di sotto, dal secondo piano. Da qual giorno è diventata illegale. Dorme ora qua ora là. Non ha più un tetto. Prende un caffelatte in una latteria. Siede nll’angolo più buio, con la borsa appoggiata sulle ginocchia.

In fretta. perché deve incontrare una compagna fra poco. Una vita dura. Ma non importa. Quando li avremo cacciati e vinti le cose cambieranno. Mentre spezza il pane e lo inzuppa nel latte anacquato organizza il suo lavoro per il pomeriggio.

A mezzogiorno e trenta, la Ida. Al tocco, via Ariberto: recapito (lasciare il pacco delle “Unità”); all’una e mezzo corso Sempione (ritirare il materiale dattolografato); alle due appuntamento con Lemmi, dalle due alle quattro al recapito (battere le direttive)… così ogni ora del giorno del mese. Fino a quando?

Si alza in fretta. Non deve arrivare in ritardo all’appuntamento.
La Ida non si può farla aspettare… E’ sempre talmente puntuale! Infatti la Ida è già lì, che l’aspetta all’angolo della strada, il naso puntato contro una vetrina. Appena la scorge le va incontro. Sorrisi. Il formulario si tinge quasi di mondanità. Fanno come due amiche che si incontrano quasi per caso.

“Come va”. “Stai bene?”. “Che freddo!”.
Sono gentili, compassate convenzionali. Ma gli occhi scrutano rapidamente alle spalle della compagna. Tutte le facce sembrano sospette. Si prendono a braccetto, attraversano la strada, si cacciano in una via laterale, quasi deserta. E’ più facile controllare i passanti. _ “Hai tanta roba?”. “Un bel po’…”. Aspetta ancora un momento … . Un uomo col bavero del pastrano rialzato esce da un portone. “Che freddo fa…” “Quanta neve…”. “Fa presto”. “E’ un chilo di carne..”. “Per carità, chissà quanto mi fai spendere…”. “Figurati, sono riuscita ad averlo a conto meno dell’altra volta!. E’ passato. Allora, sottovoce:

“Porta metà di questo pacco a Fabio, è per la montagna. Le carte del pacchetto piccolo le devi dare alla Giovanna, ottanta copie, come al solito. Dille di fare presto. E’ roba urgente. Nella busta celeste c’è il nuovo elenco per la distribuzione delle direttive”. E una dopo l’altra armeggiano attivamente intorno a borse e pacchetti.

“Accompagnami sino al tram”. “Quando ci vediamo”. “Domani alla stessa ora. Bisogna cambiare posto, però…”

Il dialogo continua spezzettato. Gli occhi scrutano intorno inquieti.

Poi si salutano alla fermata del tram. La mente è già tutta presa dall’appuntamento successivo. La Pina.

Non bisogna farla aspettare. Ha i bambini a casa che restano soli quando la mamma va fuori, e un mucchio di lavoro rischioso per le Brigate.La Maria che è incinta e che, con questo freddo, porta i suoi pacchi nella borsa e la sua creatura nel ventre. Poi ci sono i ragazzi che aspettano le parole d’ordine, le armi, i volantini, le munizioni. Poi c’è la nuova compagna da agganciare che è stata trasferita dalla Provincia dopo la perquisizione subita. E la Mara perché si teme sia ricercata. Fa freddo. Ha smesso da poco di nevicare.

Balena il desiderio di una tazza di caffè bollente da sorseggiare accanto alla stufa. Ma non c’è tempo. Neppure per entrare in un Bar. Sarà per più tardi. La Pina, la Maria, la Giovanna, la Mara… le tre, le quattro, le cinque e mezza. Si fa buio. E’ notte oramai. La tensione dei nervi si allenta. Il buio è amico.

Cammino nella neve alta, affondando gli scarponi nel soffice tappeto ancora intatto. Fra poco sarò a casa. Una casa? Non ancora. Un letto, in casa di conoscenti che spesso non sospettano l’attività dell’illegale. Sale per le scale, forse per l’ultima volta nella giornata. Le scarpe molli lasciano sui gradini dei piccoli grumi di neve, che presto diventano una poltiglia oscura.

Passando davanti alla portineria lancia nell’interno un’occhiata sospettosa. Nessuno la aspetta. Un sospiro di sollievo. La portinaia la rincorre nel cortile: “Signorina, c’è stato qui…” il cuore dà un tuffo, chissà, perché…”quello del gas. Vuol portare la bolletta alla Signora Claudia”. Le dica che ho pagato io. Il cuore batte con ritmo gioioso. Niente di male. Bussa alla porta. Un colpo solo, questa volta. L’espressione banale dell’ospite rallegra il cuore e lo rasserena. Nessuno è venuto a cercarmi. Per oggi.

Rosa Scalini (Giovanna)

Biografia di Felicita Seregni scritta dal figlio Osvaldo

“Ricordo ancora il cigolio del ciclostile nella notte “ e “ Lei è in arresto per attività sovversiva” sono stralci apparsi sulla rivista : IL CALENDARIO DEL POPOLO , rispettivamente nel gennaio e febbraio del 1985, della biografia,apparsa per intero nel 2000 nel libro di testimonianze “Resistenza e Fascismo a Cusano Milanino “ raccolte da Enzo Cuppone.

Felicita nasce a Cusano il 3 luglio 1913 in una famiglia operaia , il padre Luigi è capomastro , e morirà a Tricase in provincia di Lecce nel marzo del 1917 mentre presta servizio nel Genio Civile, la madre Villa Maria (la Seregnina) crescerà i tre figli :Ambrogina, Osvaldo e Felicita con il suo stipendio di operaia in filanda e con la misera pensione del vecchio “ziu Mili” , uno zio di papà Luigi e socialista della prima ora .

La piccola Felicita sente lo “ ziu Mili” parlare di politica con gli altri vecchi che frequentano il circolo “il Risveglio”. Poco ne sa e poco ne capisce di politica ,la bambina, ma è affascinata da un dipinto sulla parete del circolo. E’ l’immagine di un Cristo a braccia aperte sotto cui campeggia una scritta : “ La natura ha stabilito la comunanza dei beni ,l’usurpazione ha prodotto la proprietà privata.” Non capisce quelle parole ma le rimarranno impresse per tutta la vita.

L’ infanzia , malgrado la povertà, trascorre serena ad eccezione di quello che la piccola Felicita “sente” quasi come un affronto personale da parte dei Fascisti,quando chiusero “ La Gioiosa”: una villa di Ospitaletto di Cormano che era una sede staccata de “l’ Umanitaria” dove , la domenica, venivano portati i ragazzini poveri della zona e dove essi passavano molte ore spensierate con giochi e libri che la maggior parte di loro a casa non poteva permettersi. Ma l’infanzia dei bambini poveri, allora, come succede ancora oggi in molte parti del mondo, è breve.

A dodici anni Felicita è già in fabbrica sui telai .

Un’adolescenza fatta di pochi svaghi ma senza pensieri o problemi concreti fino ad una sera del 1928.
Da quella sera ,praticamente la vita di tutta la famiglia Seregni prese un percorso di scelte consapevolmente rischiose.

Quella sera del 1928 un loro cugino di Bresso, Aldo Villa, che verrà in seguito trucidato dai nazifascisti, li “reclutò” per entrare a far parte di quel movimento che negli anni a venire diventerà la RESISTENZA. I fratelli Seregni e gli altri appartenenti al loro gruppo tra i quali c’erano Marcellina Oriani, Sereno Tagliabue e sua sorella Angela, Gaetano Sangalli, Ernesto Strada, Giuseppe Seregni, Amelia e Jones Giussani , come primo compito dovettero allacciare i contatti con i vari gruppi della zona. A Cinisello i loro contatti furono: Vergani, Pacchetti,Santambrogio.
A Bresso oltre ad Aldo Villa , Pierino Annoni, Aurelio Brasca, Filippo Tagliabue.

A Niguarda Oreste Ghirotti, Flavio Colombino ed Ettore Grassi che Felicita sposerà nel 1947.

I PRIMI PASSI NELLA MILITANZA POLITICA

Compito di Felicita in quel periodo era di recarsi a Milano e prendere contatto con Adele Bej per ritirare il materiale da ciclostilare durante la notte e distribuirlo clandestinamente nelle fabbriche della zona. C’erano poi le riunioni politiche con i dirigenti dell’allora clandestino P.C.I. che arrivavano dall’estero. In casa Seregni trovarono anche rifugio , in attesa di espatrio, esponenti politici braccati dall’ OVRA. Il fratello di Felicita, Osvaldo, che all’epoca teneva con il cugino Aldo Villa i contatti con gli esponenti politici,venne arrestato nell’aprile 1931 e condannato dal Tribunale Speciale ad 1 anno e 6 mesi di carcere. Da quel momento , essendo tutta la famiglia Seregni troppo esposta , i contatti diretti con gli esponenti clandestini del P.C.I. li tenne la Marcellina Oriani fino a quando nel 1934, con Angela Tagliabue venne arrestata e vennero entrambe condannate.

Felicita e la sua famiglia, continuarono la loro attività clandestina anche dopo la morte di Osvaldo avvenuta sul fronte greco-albanese nel 40.

Fino al 25 luglio 1943 giorno dell’arresto di Mussolini e la conseguente caduta del suo governo.

Dal 25 luglio all’8 settembre del 1943 gli italiani sperarono di essersi liberati di una pesante dittatura e che la guerra fosse finita.
Ma l’8 settembre 1943 il Generale Badoglio annunciò : “ la guerra continua!”.

A Salò venne costituita la Repubblica Sociale.

La Resistenza entra nella sua fase cruciale.

L’ARRESTO, LA CLANDESTINITA’ ,LA LOTTA PARTIGIANA

Il 25 luglio 1943 ,l’arresto di Mussolini aveva gettato nel caos tutta la gerarchia politica e militare .

I soldati fuggirono sbandati dalle caserme intono a Cusano e mentre molti Cittadini corsero a fare incetta di viveri e coperte dalle caserme, Felicita si faceva consegnare, in cambio dei vestiti civili del fratello morto, le armi dai soldati . Quelle armi furono in seguito consegnate a Sereno Tagliabue e fatte recapitare ai partigiani in montagna.

I suoi compiti gli venivano affidati da Ettore Grassi di Niguarda.

Divenne una collegatrice dei vari recapiti clandestini .

Partecipò alle attività del “ Soccorso Rosso “.

Le riunioni di partito ,che si tenevano a Cusano in casa di Peppino Diani.

Fu durante una di quelle riunioni che, il futuro senatore della repubblica Giovanni Brambilla, la nominò capo cellula.

Nel dicembre del 1943 a Cusano furono assassinati ad opera dei fascisti Abele Merli e Enrico Perdetti.

Nell’aria c’era sentore che volessero arrestare di nuovo Marcellina Oriani, e Gaetano Sangalli e Sereno Tagliabue. Felicita fu mandata ad avvisarli del pericolo e per alcuni di loro cominciò la clandestinità.

Dal novembre del 1943 Felicita era una delle tre segretarie collegatrici e portaordini nel Triumvirato della Lombardia un organismo al quale facevano capo il ramo politico,il ramo militare ed il coordinamento della regione ed i cui dirigenti erano: Grassi Luigi (Marcello), Vergani Pietro (Fabio) E Chiarini Gaetano (Lemmi) e di quest’ultimo era segretaria Felicita.

Nel maggio del 1944 venne arrestata al suo domicilio di Cusano.

Solo una serie di fortuite circostanze le permise di sfuggire all’arresto,calandosi da una finestra con l’aiuto della madre Villa Maria e di una vicina, dopo che già era nelle mani dei fascisti, in un modo davvero rocambolesco.

Un ricordo che in molti è ancora ben vivo.

Al suo posto venne arrestata, ma dopo pochi giorni rilasciata, la mamma.

Inizia così anche per Felicita la clandestinità.

La “biondina” e la “ Lina” i nomi di battaglia usati ; Ada Rossi il nome sulla carta d’identità falsa. Le direttive del Triumvirato da far battere a macchina il materiale clandestino da consegnare personalmente agli undici recapiti di Milano , che solo pochi conoscevano. Ordini e direttive,piani di attacco e strategie e soprattutto il coordinamento tra le varie formazioni partigiane ,tale era la portata del materiale che Felicita doveva recapitare, e dopo di lei le staffette che lo avrebbero portato in montagna,facendo delle varie formazioni isolate un esercito ben organizzato. Il buon esito di ogni iniziativa dipendeva dalla consegna di quel materiale.

Tutto in preparazione del giorno dell’insurrezione.

Il 25 aprile 1945 iniziò l’insurrezione a Milano .Dal 25 al 30 Aprile i partigiani milanesi combatterono per le strade a viso aperto .
Ormai il C.N.L. ed il Triumvirato lombardi operavano in stretto contatto ed anche le loro staffette, rispettivamente : Dirce, Ida e Felicita, munite di lasciapassare si muovevano freneticamente con loro nella battaglia, portando ordini e armi.

Dopo la Liberazione nel luglio del 1945 Felicita raggiunge Ettore Grassi a Crema dove egli su incarico del P.C.I., stava riorganizzando la locale federazione politica.

Anche dopo la Liberazione, stabilitasi con la famiglia a Milano , Felicita non perde mai di vista la politica e l’impegno sociale.

Fu delegata sindacale della lega dei tessili e membro dell’U.D.I.

Sul finire degli anni 60 e per molti anni fece parte della dirigenza provinciale della nascente A.P.I.C.E.P. che in seguito diventerà SUNIA.
Nel 1980 torna a Cusano ed entra subito nel direttivo dell’A.N.P.I. locale,diventandone presidente dopo Marcellina Oriani.
Come presidente dell’ A.N.P.I. si prodigò perché, della storia della Resistenza,venisse portata testimonianza diretta nelle scuole locali.